L'Omeopatia è un Placebo?

Il placebo è un preparato privo di sostanze attive, somministrato per suggestionare un paziente facendogli credere che si tratta di una cura reale. 
La sperimentazione del farmaco è comprovata dal “doppio cieco”. Dividendo in due gruppi i pazienti con la stessa patologia, al primo diamo il placebo, al secondo il farmaco di sintesi ; in busta chiusa viene scritto a quale gruppo è stato somministrato il placebo e a quale il principio attivo. Né il medico né il paziente sanno a chi viene somministrato il placebo e a chi la sostanza attiva. 
Per questo la prova è chiamata del doppio cieco. 
Alla fine c'è la verifica dell'effetto curativo della sostanza. Aperta la busta verifichiamo a quale dei due gruppi è stato somministrato il farmaco. Il medicinale è valido se la percentuale dei pazienti che ne hanno ottenuto benefici è maggiore del gruppo placebo. 
Col medicinale omeopatico questa prova risulta difficile, in quanto una sostanza non può essere prescritta per sintomo, ma per similarità di tutti i sintomi di quella persona. Possiamo fare un doppio cieco con complessi omeopatici che abbiano nella loro formulazione alcune sostanze necessarie per un determinato tipo di patologia. 
Sono stati effettuati molti studi in questo senso, ma la medicina ufficiale li ha sempre sdegnati se non boicottati. Puntuale come le tasse, almeno una volta all'anno, arriva la notizia che l'omeopatia non serve a nulla e secondo le ricerche scientifiche ha solo un effetto placebo. 
Questa affermazione ci induce a pensare che:   

  1. dal 1800 l'omeopatia ha avuto un'espansione enorme sia tra i medici che tra i pazienti. È difficile che, dopo duecento anni di utilizzo, né gli uni né gli altri abbiano notato l'inefficacia delle sostanze omeopatiche. 
  2. il paziente che si rivolge al medico omeopata ha già sperimentato, magari per lunghi periodi della sua vita, la medicina chimica e “scientifica” che non lo ha certo guarito. 
  3. come mai l'effetto placebo del rimedio omeopatico, che fa guarire il paziente, non è dato anche dal farmaco di sintesi, che è stato “scientificamente testato” ? Come mai l'omeopatia funziona anche sui bambini e sugli animali che non sanno cosa è loro somministrato? 
  4. l'autosuggestione al paziente dello specialista che impiega i rimedi scientifici è minore di quella del medico che utilizza l'omeopatia? 
  5. questo significa forse che un medico tradizionale, “scientifico”, non sa guarire né col farmaco chimico, né suggestionando il paziente? 
 

Sono del parere che la medicina è unica e deve essere utilizzata con il fine primario della salute del paziente.. Il medico è tenuto a comprendere quando è meglio avvalersi del farmaco chimico, soprattutto nei casi acuti gravi quali shock anafilattico, infarto, asma soffocante, terapia intensiva di rianimazione, dopo ictus o incidenti, nei neonati prematuri. 
Nei casi acuti lievi, nelle malattie croniche e recidivanti, è possibile utilizzare i rimedi omeopatici Questi non hanno alcuna tossicità, sono persino superiori a quelli chimici per velocità di guarigione e sono sicuramente privi di effetti negativi durante la convalescenza. 
Chi è interessato sulla valutazione dei fondamenti scientifici dell'efficacia dell'Omeopatia e dell'Omotossicologia può collegarsi al sito: www.medibio.it scaricando il testo: 
“Omeopatia: gli studi scientifici che ne provano l'efficacia”.

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